15 minuti di silenzio

Il mio contributo di settembre al sito Donne Che Emigrano all’Estero

Il sito di una famosa rivista femminile ha pubblicato di recente i risultati di uno studio americano: “15 minuti di solitudine al giorno fanno bene alla mente e sollevano dallo stress”.

Geniali! Un vero tocco di classe proporre un articolo simile a fine estate. Immagino già millemila mamme iniziare una ola al pensiero di 15 minuti di isolamento dopo un’intera estate trascorsa coi pargoli ( perché li amiamo più della nostra vita – ovvio – ma un attimo di silenzio … è magia!) 

Ironia e bambini a parte, l’articolo mi ha colpito.

Soprattutto pensando ad una lettura al contrario: “quanto farebbero bene 15 minuti quotidiani di autentica compagnia a chi vive (o soffre) di solitudine?”

E’ un tema che mi interessa da sempre.

Forse perché l’ho visto e vissuto negli ambiti sociali e lavorativi che ho frequentato, forse perché l’ho provato in prima persona, forse perché adesso che sono una expat lo vivo e lo vedo ancora di più.

Se ne parla poco, e forse lo si (ri)conosce ancora meno, ma la solitudine è un vero e proprio male.

E’ insidiosa – si avvicina piano e quando meno te lo aspetti – e pericolosa:  se vissuta in modo profondo può portare ad atteggiamenti o situazioni quasi drammatiche.

Guardandomi intorno nella mia esperienza, l’ho vista colpire persone di qualsiasi età, genere e contesto sociale.

Adolescenti, anziani, ma anche (e soprattutto) manager,  neo-madri,  neo-padri, adulti all’apparenza “senza problemi”.

E l’expat? Cos’e’ la solitudine per un espatriato?

Naturalmente non si può generalizzare. È un argomento talmente complesso e personale che sono mille i fattori e le variabili coinvolte.

Il carattere del singolo, l’eta’ e il momento storico-emotivo della persona.

Ma anche la capacità (o semplicemente la voglia) di “uscire dal torpore” per rimettersi in gioco, la motivazione che ha portato a lasciare la terra natale, le caratteristiche del paese ospitante, il contesto sociale che si trova nel nuovo ambiente … il quadro è davvero  articolato.

Ma non credo di sbagliarmi molto dicendo che la solitudine è un passaggio “obbligato” per l’espatriato, soprattutto i primi tempi.

Non fosse altro che per pura matematica: inizialmente la nuova realtà è quasi del tutto sconosciuta ed e quindi naturale sentirsi soli.

Ne ho sofferto anch’io. Come tanti. Come tutti forse.

E ancora oggi, dopo un anno di espatrio, in qualche giornata particolarmente “no” o in situazioni di difficoltà, provo ancora questa sensazione di lontananza dal resto del mondo  – o meglio – da quella che era la mia zona di comfort, conosciuta e popolata da amici e famiglia.

Poi un giorno una mia cara amica, espatriata da anni, mi ha dato una chiave di lettura un po’ diversa:

“Col tempo ti abitui a quel leggero senso di anonimato che ti da la vita expat. A tratti è liberatorio perché permette ad altre parti di te di emergere liberamente visto che non ci sono grandi aspettative nei tuoi confronti”.

Wow! Che illuminazione!

Non sono per niente certa che ci si possa abituare davvero, anzi.

Ma  questo concetto del senso di anonimato mi ha davvero affascinato e anche un po’ confortato, a modo suo e in molti momenti.

E’ stato come inquadrare la situazione in una nuova prospettiva, individuare il famoso rovescio (o dritto) della medaglia.

Perche in effetti è un po’ così: dopo una vita passata a soddisfare mille esigenze ormai già stabilite, a comportarsi secondo un ruolo già scritto (e a volte molto rigido), improvvisamente fa capolino la possibilità di ricominciare tutto da capo.

Certo, è una fatica immane. E’ stancante e spesso frustrante.

Lavorare sulla propria esistenza, guardarsi da vicino, non è mai facile.

Ci sono giornate in cui l’unica cosa che si ha voglia di fare è camminare sul solito binario, lasciando che le cose scorrano con la facilità di sempre.

Lo so bene, eccome …

Ma nelle giornate più “combattive”, quelle in cui si ha voglia di fare e di sperimentare, è emozionante arrivare a sera e aver scoperto nuovi aspetti di se.

Nuove attitudini e interessi, risorse e capacità sconosciute, ricchezze incredibili, forse insospettabili.

Questa non vuole essere una soluzione o una cura per la solitudine expat. 

Sono fortemente convinta che lei vada e venga liberamente, senza scomparire mai del tutto.

Però può essere utile ampliare il proprio orizzonte. Girare la medaglia e vedere cosa c’e dietro.

Non risolve. Spesso non aiuta. Ma vale la pena provarci.

Non fosse altro che per la curiosità di scoprire quali (e quanti) tesori spesso ci nascondiamo.

https://donnecheemigranoallestero.com/15-minuti-di-silenzio/

5 pensieri su “15 minuti di silenzio

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