Baby Shower a 30 gradi

Quanto bisogna essere spiritualmente saggi, umanamente eletti o olisticamente illuminati per poter entrare a far parte di un “cerchio femminile”?

Provocazioni a parte, ultimamente vedo l’etere digitale sempre più invaso da realtà chiamate “cerchi femminili”, “cerchi di sorellanza” o comunque cerchi di qualcosa.

Li osservo e li seguo con grande interesse. Da un lato sono molto affascinata dalle attività che organizzano, dalla comunicazione che adottano, dall’estetica sottile ma molto incisiva che propongono al pubblico.

Dall’altro lato li guardo con sospetto. Avendo frequentato il mondo dello yoga & dintorni per circa 15 anni in una realtà molto image/marketing-oriented come Milano, ho spesso notato quanto sia sottile il confine tra “sentire autenticamente e proporre” e “sentire è bello ma apparire è pure meglio”.

Che tradotto in parole povere vuol dire che spesso ho visto molti gruppi isolarsi e autocelebrarsi anziché aprirsi e proporsi con spirito di autentica sorellanza. Che tradotto ancora meglio sta per: noi siamo elette – e anche un po’ fighe -, tu?

Ovviamente non posso e non voglio generalizzare, fare retorica gratuita né tantomeno propormi come l’integralista della condivisione a tutti i costi.

E – tranquilli tutti! – non sono affetta dalla sindrome della “paura dell’esclusione” o cose così.

Faccio solo qualche osservazione qua e là su temi che al giorno d’oggi credo siano parecchio caldi:

– quanto sono autenticamente sentite, vissute e proposte le esperienze olistiche di cui si legge tanto in giro?

– sono davvero accessibili a tutti/e?

– ma poi ‘sti Guru … ma c’è davvero da fidarsi?

Sicuramente corposo l’argomento … magari un giorno l’approfondiremo (o magari no, niente paura!).

Comunque.

Succede che mentre sono tutta presa da queste riflessioni, la maestra di asilo di mia figlia rimane incinta e comunica la lieta novella.

E quindi ? che c’entra con i cerchi femminili ? C’entra eccome.

Perche come per magia, o forse per una biochimica molto più pratica e basica della magia, assisto a un fenomeno meraviglioso. Vedo le mamme della classe iniziare a “plasmarsi” e stringersi intorno alla futura puerpera in una sorta di abbraccio comunitario che, settimana dopo settimana, diventa sempre più stretto e pro-attivo.

Wow! Sarà mica un “cerchio” anche questo?

Allora, a questo punto però serve fare un antefatto. Dare un breve contesto.

Vivo su un’isola. In una città sul mare, la capitale dell’isola, 300.000 abitanti. In uno dei quartieri più conosciuti. Le mamme della classe di mia figlia, sono isolane (canarie), tutte canarie, di età compresa tra i 25 e i 30 anni, hanno sempre vissuto qui e solo qui – e quando dico qui intendo qui in questo quartiere non qui sull’isola. Hanno 2/3 figli a carico.

Questo è lo scenario.

Direi che di eletto, olistico e spirituale c’è poco. Molto poco.

Quando le ho conosciute e mi sono loro presentata (italiana, milanese, 45 anni e una figlia, una figlia e punto), non mi hanno fatto grandi applausi e non è stato semplicissimo integrarmi. Ancora oggi dopo 15 mesi, sento pesare su di me l’occhio di chi mi guarda sospettoso perche ho viaggiato, mi sono trasferita in un’altra nazione e ho solo una figlia, partorita molto tardi, per giunta. Perché sono diversa da loro e dalla loro cultura.

Eppure oggi sono stata coinvolta in maniera assolutamente spontanea e autentica nella chat del gruppo “Baby Shower para Cristina” (la maestra). Un gruppo dove si raccolgono idee, foto di prodotti per bambini, suggerimenti e consigli che vengono poi condivisi con la futura mamma e dove si sta organizzando in gran segreto la festa per celebrare insieme a lei il nuovo arrivo, con tanto di torta fatta coi pannolini e di tortillas a forma di ciuccio (si, pare che anche questo sia possibile).

Non è un cerchio di quelli che conosco io. Non c’è niente di spirituale, non ci sono mantra, mandala, fiori o musiche.

Ci sarà “solo” una festa in un parco, con della terribile musica raeggeton di sottofondo, tanto cibo speziato e aglio a volonta, smalti dai colori improponibili, abiti colorati e sgargianti e tante risate.

Non ci saranno riti, yoga o discipline varie ed eventuali.

Però della magia la sto vedendo e vivendo lo stesso già da ora.

Si chiama mammitudine. O femminilitudine, come volete. Che e’ quella “cosa” non meglio definita che supera i confini spazio temporali del mappamondo, della cultura e della società. Quel “sentire” una gravidanza e stringercisi intorno, quel sentimento tipicamente femminile di voler supportare una tua simile in un momento così unico e speciale della sua vita. Quell’istinto alla sorellanza, che forse è innato in (quasi) ogni essere femminile presente sul pianeta, che porta a creare un cerchio e a stringersi intorno alle proprie simili.

Perché lo sappiamo bene che l’energia uterina, ormonale, pre post e durante ovulatoria, ha una potenza enorme e un suono che rimbomba e vibra a frequenze altissime in tutto l’etere.

Ecco.

Questa è la mia esperienza di Cerchio. Che nel suo essere bello “ruspante” e molto pratico, mi sta coinvolgendo e affascinando molto. Proprio perché sento molto vivo e attivo il suo significato e la sua missione : siamo donne, in tante mamme, stiamo vicine e condividiamo. E non ci sono cultura o background sociale che tengano: la femminilitudine, la mammitudine, quando esplodono non le tieni. Eruttano come un vulcano in piena e trascinano tutto, con una forza inarrestabile.

Fortunata me che ne sono partecipe, fortunata la futura mamma che ne riceverà i benefici.

Sono certa che ogni Cerchio, anche i più elitari e raffinati, abbiano moltissimo da proporre. Una lava incandescente e travolgente pronta a coprire tutto quello che incontra.

Personalmente sono più incline a farmi trascinare dalla sostanza più che dalla forma, anche se la forma mi attrae moltissimo.

A ognuno il suo Cerchio.

10 pensieri su “Baby Shower a 30 gradi

  1. Argomento molto difficile da trattare, la solidarietà tra donne ha infinite forme e sfaccettature. Il cerchio in cui ti trovi è bello e sano, ma temo che in Italia sarebbe un po’ diverso, soprattutto al nord. Qui abbiamo quella forma di “sostegno di maniera” tra donne che, se non rientri nei canoni prestabiliti dal gruppo, ti emarginano.

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    1. Argomento impossibile da trattare e post molto provocatorio (fatto apposta :). Qui non cambia molto, nel senso che quando si esce dalla situazione in se, si ritorna ad una certa diffidenza e chiusura molto difficili da superare. Tuttavia qui ho trovato un contesto più “umano” che in tanti ambienti milanesi, all’apparenza più evoluti e moderni (socialmente parlando). La verità è che la solidarietà femminile è cosa – purtroppo – molto rara e quando si trova va celebrata!

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  2. Anni fa facevo yoga, e danza, ma ho smesso entrambi i corsi non solo per problemi fisici, ma anche perché non mi piacevano le dinamiche di gruppo che si erano create, diverse ma entrambe fastidiose per come la vedo io… solo un’amica mi è rimasta da allora e continuiamo a frequentarci, perché siamo simili in questo sentire!
    A yoga confondevano lo stare in silenzio col non salutare nemmeno quando si arrivava (parlo degli altri allievi) cosa che per me è inammissibile, basta un cenno… invece a danza si creavano dei sottogruppi più speciali, tra chi stava più appiccicato alle insegnanti e faceva più corsi, e boh mi sembrava una mini setta a suo modo… e ogni cosa aggiuntiva ovviamente costava un tot!

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